Storia Livorno
Livorno nasce come piccolo villaggio di pescatori, posizionato sulla costa del Mar Ligure, in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno e da Pisa. Il toponimo è attestato per la prima volta nel 904 come Livorna e probabilmente deriva da un nome di persona romano di origine etrusca (Liburnius, Leburnius, Leburna). Secondo altre ipotesi deriverebbe invece dal latino liburna (nave veloce da guerra) o dal nome del popolo illirico dei Liburni.
Mentre le consorelle toscane, Firenze, Lucca, Pisa vivono stagioni di grande vivacità artistica, culturale e commerciale, Livorno rimane ai margini della storia. L'evento che muterà in maniera definitiva ed irreversibile il destino del piccolo villaggio, è l'insabbiamento naturale e progressivo dell'antico Porto Pisano, già noto agli Etruschi ed ai Romani, unico sbocco al mare della Repubblica di Pisa. L'ubicazione presunta è stata identificata tra S. Stefano ai lupi e Calambrone, vari ritrovamenti anche casuali hanno dedotto che dove ora sorge lo stabilimento ex-Stanic e ai bordi dell'attuale via Aurelia ci fosse un notevole sviluppo urbanistico, purtroppo la cementificazione disinvolta e la negligenza delle proprietà ha permesso di insabbiare una seconda volta un porto famoso di quell'epoca usato e menzionato (con tanto di carta topografica della zona) fino ai tempi di Leonardo da Vinci. Questo evento naturale costrinse i Pisani a cercare una valida alternativa su cui puntare per la continuazione dei loro scambi e traffici marittimi. Il piccolo attracco venne fortificato e attrezzato. Agli inizi del XIV secolo la Repubblica di Pisa vi edificò il faro (il Fanale) e verso la fine dello stesso secolo furono innalzate delle mura tutto intorno all'abitato. Lo sviluppo del porto desterà grande interesse nei genovesi, oltre che nei fiorentini. Furono comunque questi ultimi che, al tramontare della Repubblica Pisana, dopo un passaggio di mano tra genovesi e francesi, riuscirono ad accaparrarsi il fiorente scalo marittimo, il loro agognato sbocco al mare, per la cifra finale di 100.000 fiorini d'oro. Era il 1421.
Geografia
Il comune di Livorno ha una superficie di 104,1 kmq. La città si trova a 3 metri s.l.m. Non vi sono corsi d'acqua rilevanti, a parte alcuni piccoli torrenti (rio Ugione, rio Maggiore, rio Ardenza). Il terreno è generalmente pianeggiante, salvo elevarsi a sud, dove inizia il sistema della Colline livornesi. Conseguentemente anche la costa, che da Marina di Carrara a Piombino è sempre bassa, si alza quasi a picco sul mare, nella zona detta del Romito. Il comune è classificato, allo stesso modo della maggior parte dei comuni toscani, con grado di sismicità 9.
Le Leggi Livornine
Il 1587 vede il succedersi alla massima carica granducale, dell'altro figlio di Cosimo I, Ferdinando I, fratello di Francesco I. A Ferdinando si deve la proclamazione di Livorno come porto franco. Gli scambi commerciali subirono un aumento vertiginoso. Tra il 1590 ed il 1603 furono poi emanate le "Leggi Livornine" o "Costituzione Livornina". Queste leggi prevedevano la concessione di immunità, privilegi ed esenzioni ai mercanti, di qualsiasi provenienza, ma non solo. Le leggi garantivano anche e soprattutto libertà di culto e di professione religiosa e politica.
Chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio e la falsa moneta) aveva garantita libertà di accesso alla Terra di Livorno. Di seguito l'incipit della 'livornina' proclamata da Ferdinando I, Granduca di Toscana, il 30 luglio 1591:
"...A tutti voi, mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri [...] concediamo [...] reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno..."
Queste leggi daranno a Livorno, nel tempo, le caratteristiche di città cosmopolita, tollerante, multirazziale e multireligiosa. A chiunque sarà consentito professare il proprio culto e molte saranno le chiese e cimiteri costruite dagli appartenenti alle varie comunità religiose e straniere: ebrei, armeni, greci, olandesi
Dal 1700 al 1800, i Lorena
Giovanni Gastone (o Gian Gastone) è l'ultimo rappresentante della dinastia dei Medici, dopo Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. Corre l'anno 1737 e Livorno, a cui era stato conferito il titolo di Città agli inizi del 1600, supera i 30.000 abitanti. La città vede insediarsi, al posto dei Medici, la famiglia dei Lorena, famiglia dai forti legami con i reali d'Austria, gli Asburgo.
Il primo rappresentante dei Lorena ad assumere il titolo di Granduca di Toscana, è Francesco II, marito di Maria Teresa, figlia di Carlo VI, che nel 1745 divenne Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero. Francesco II delegherà un Consiglio di Reggenza in sua vece, con sede a Firenze.
Durante questo periodo la città vive un momento di ulteriore espansione, questa volta oltre il perimetro portuale e la zona costiera. La città si allarga, si allontana gradualmente dalle fortificazioni difensive, verso la periferia. In questo periodo si assiste ad una notevole ripresa del commercio, delle arti in genere e dell'editoria che trovano terreno fertile nel diffuso clima di tolleranza della città: qui vengono pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, il primo volume della copia italiana dell' "Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres" di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata dal vecchio bagno dei forzati.
Nel 1765, Pietro Leopoldo succede a Francesco, dopo la morte di quest'ultimo. Egli volle continuare il progetto urbanistico della città del suo predecessore e seppe dare un nuovo impulso, un respiro un po' più ampio alle attività locali, agganciandole all'economia della regione.
Una delle novità legislative in assoluto più significative e all'avanguardia per l'epoca fu l'abolizione della pena di morte, nel 1786.
Nel 1790 Pietro Leopoldo viene incoronato Imperatore e sarà di nuovo un consiglio di reggenza a governare la Toscana. A Livorno, intanto, prende il potere Ferdinando III, e fu durante il suo periodo che la città subì l' occupazione dei Francesi (capeggiati da Napoleone Bonaparte, nel 1796), degli Spagnoli e degli Inglesi.
Nel 1849, durante i moti che cacciano il Granduca Leopoldo II, Livorno si proclama repubblica autonoma, ed è l'ultima città toscana a capitolare contro gli austriaci che restaurano il Granducato.
Lo stesso Leopoldo sarà costretto ad abbandonare il trono nel 1859. Così finisce l'epoca dei Granduchi di Toscana: dal 1860 la storia di Livorno segue di pari passo quella del resto d'Italia, dalla proclamazione dell'unità in poi. Nel 1865, la città perderà le franchigie doganali e cesserà di essere porto franco. Questa deliberazione provocherà un drastico calo nelle attività commerciali e nei traffici marittimi, ma la nascita e lo sviluppo del Cantiere Navale Orlando, da lì ad un paio di decenni, farà cambiar volto alla città e vi farà affluire nuove risorse, trasformandola in un centro industriale.
Il porto
Il porto di Livorno è uno dei più importanti del Mediterraneo, può movimentare qualsiasi tipo di merce, da quella liquida a quella solida in rinfusa, alle automobili,ai prodotti congelati, alla frutta, agli impianti destinati alle imprese industriali, ma soprattutto movimenta migliaia di containers in arrivo ed in partenza per tutto il mondo. Le navi gasiere a doppio scafo che generalmente provengono dal Nord Africa, scaricano gas liquido in caverne artificiali situate a 100 metri sotto il livello del mare. Questo tipo di stoccaggio è l'unico in Italia ed è il secondo in Europa dopo quello di Lavéra (Marsiglia). Inoltre il porto di Livorno può ricevere ogni tipo di nave che va dal piccolo piroscafo al transatlantico come il "Queen Mary" che ha fatto di Livorno una rotta abituale. Al consueto traffico passeggeri, interessato ai traghetti, si è aggiunto quello crocieristico con circa 350 navi l'anno e più di 250.000 croceristi in transito; si calcola che in totale il porto abbia circa due milioni di utenti anni.
Monumenti e architetture
- Il Monumento ai Quattro Mori: è uno dei simboli di Livorno. È composto dalla statua del granduca Ferdinando I de' Medici e da quattro statue di bronzo che raffigurano dei pirati in catene. Il monumento fu commissionato per celebrare le gesta dei Cavalieri di Santo Stefano, che affrontarono l'impresa di difendere le coste dalla minaccia dei pirati saraceni. La statua (1595) è opera dello scultore Giovanni Bandini, mentre il gruppo bronzeo dei Quattro Mori (1623 - 1626) è opera di Pietro Tacca.
Il monumento fu anche criticato perché ritenuto a sfondo razzista. Fu invece bersaglio di una interpretazione sbagliata, infatti il monumento non disprezzava i mori come razza ma i pirati: era infatti un "cartello di avvertimento" per quest'ultimi, per far capire loro cosa succedeva nella città di Livorno. Non per niente durante la seconda guerra mondiale i 4 mori furono messi al riparo dai bombardamenti portandoli al cisternino, mentre il granduca rimaneva solo ad affrontare le bombe, il che la dice lunga su chi fosse preferito in città.
- La Torre del Marzocco: Torre ottagonale rivestita in marmo bianco (da cui il primo nome Torre Bianca), venato, con base a tronco di piramide alta 54 metri. Costruita tra il 1423 ed il 1439 da Lorenzo Ghiberti su progetto di Cosimo Il Vecchio (studi più recenti avanzano invece il nome di Leon Battista Alberti) ispirandosi alla famosa Torre dei venti di Atene. Gli otto spigoli corrispondono ai quattro venti dominanti ed ai quattro intermedi, i nomi dei quali sono stati incisi sui corrispondenti lati della torre. Le quattro armi fiorentine sono rappresentate da altrettanti scudi in marmo. Il nome della torre ha origine da quello che era uno degli emblemi raffigurati sugli stemmi della Repubblica Fiorentina, un leone rampante in rame (il Marzocco), che era rappresentato su una banderuola posta sulla cima della torre abbattuta da un fulmine nel 1737. All’interno, al pianterreno, si trova una cisterna di raccoglimento dell'acqua piovana, nella quale si raccoglieva l'acqua sospinta dal vento sulle pareti della torre, incanalata da una conduttura marmorea.
- Il Cisternone: È situato ai margini della città ottocentesca, lungo quello che fu il Viale degli Acquedotti (oggi Viale Carducci). Questo monumentale serbatoio, ancor oggi perfettamente funzionante, fu costruito tra il 1829 ed il 1842 su progetto di Pasquale Poccianti per potenziare l'approvvigionamento idrico della città. In stile neoclassico, presenta un elegante porticato composto da otto colonne d'ordine tuscanico. La facciata è sovrastata da una semicupola a cassettoni, sicuramente l'elemento più significativo dell'intero complesso e per il quale la critica più recente ha evidenziato analogie con le architetture visionarie di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux.
- Il Fanale dei Pisani: Situato all'imboccatura del porto, è uno dei più vecchi d'Italia secondo solo alla Lanterna di Genova. Eretto nel 1304, è appoggiato su un basamento poligonale di 13 lati, dove fu istituito un lazzeretto; è costruito tutto in pietra a faccia vista presa dalle cave di San Giuliano. È costituito da due cilindri merlati quello inferiore più largo di quello superiore, ha 11 piani ed è alto 47 metri più la lanterna. È riuscito a superare indenne i secoli ma nel 1944, durante la ritirata delle truppe tedesche fu minato e quasi totalmente distrutto. Nel 1956 è stato ricostruito rispettando i disegni del 1304 e riutilizzando, al 90%, il vecchio materiale recuperato in mare. La sua "voce" è quattro lampi ogni 20 secondi e si può vedere da circa 24 miglia marine di distanza. Oggi è riconosciuto monumento nazionale.
La fortessa vecchia
Nell'XI secolo Matilde di Canossa fece erigere una torre chiamata, appunto, il Mastio di Matilde (i cui resti possono essere osservati alla base di una torre cilindrica di epoca successiva identificata erroneamente come il Mastio di Matilde), a difesa e sorveglianza della costa, allora oggetto di frequentissime incursioni di pirati saraceni. Nel XIV secolo, ad opera di Francesco di Giovanni e Puccio di Landuccio, fu costruita una fortificazione di pianta quadrata attorno alla torre, la cosiddetta Quadratura dei Pisani, posta a sua difesa. Nel 1505, Antonio da Sangallo il Vecchio, su commissione del cardinale Giulio de' Medici (il futuro papa Clemente VII), progettò una nuova ed ulteriore fortificazione, che comprendesse al suo interno la Torre e la Quadratura. Terminata la progettazione, la direzione dei lavori, poi terminati nel 1534, fu lasciata a Nicola da Pietrasanta. La Fortezza ha una pianta pentagonale, possenti mura in laterizio ed è circondata, eccetto un lato che si presenta interrato, dai fossi medicei, i canali navigabili che attraversano parte del centro storico della città. Durante l'invasione napoleonica nel 1796 i bastioni vennero in gran parte ristrutturati dai soldati francesi, e vi furono inserite fenditure per le bocche da fuoco. La Fortezza fu gravemente danneggiata in seguito ai bombardamenti del 1943 ed i lavori di restauro si sono protratti per anni. Non fu però la guerra a provocare una grossa crepa in un lato che dà sulla città (visibile nella foto a destra), vicino al terminal crociere fu ormeggiata una nave della Regia Marina Italiana che per motivi sconosciuti esplose, provocando così lo squarcio. Attualmente la struttura della fortezza è in pericolo di crollo a causa di questo danneggiamento, questa situazione preoccupa non poco gli organi posti a salvaguardarla.
La fortezza nuova
Costruita su progetto di Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de' Medici, tra il 1590 e l' inizio del 1600. Fortificazione dagli imponenti spalti in pietra e mattoni, di pianta poligonale, vi si accede tramite un ponte posto sugli Scali della Fortezza Nuova, o Scali delle Pietre. Uno dei bastioni ( Bastione di Santa Barbara) fu demolito per far posto al quartiere chiamato Venezia Nuova. Fino alla fine della seconda guerra mondiale la Fortezza venne usata per scopi militari. Alla fine della guerra fu utilizzata, invece, come centro di raccolta di materiale e di macerie in seguito alla lunga e faticosa ricostruzione degli edifici e delle strade del centro storico. Dopo il terremoto del 1950 vi furono poi insediati alloggi prefabbricati per i senzatetto. Il restauro fu completato nel 1972 e la parte superiore è da allora adibita a spazio verde pubblico oltre che sede di eventi e manifestazioni.
La Terrazza Mascagni
Belvedere in stile ottocentesco, costituito da una balaustra composta da 4.100 colonnine in marmo ed una pavimentazione di 34.800 piastrelle a mosaico che occupano una superficie di 8.700 mq. Nel luogo dove adesso si estende la Terrazza, sorgeva un tempo il Forte dei Cavalleggeri, postazione a difesa della costa.
All'inizio del XX secolo alla fortificazione fu sostituito un parco dei divertimenti. Proprio qui, nel 1896, furono effettuate delle proiezioni cinematografiche, tra le prime in assoluto in Italia. Nel 1925 ebbe poi inizio la costruzione della Terrazza, che fu completata nel 1928 e ampliata dopo la seconda guerra mondiale. Fino al 1943 fu chiamata Terrazza Ciano.
Nel 1935 venne poi aggiunto il Gazebo, utilizzato per le rappresentazioni musicali. Il Gazebo, distrutto dai bombardamenti, è stato di recente interamente ricostruito, contestualmente alle opere di restauro della terrazza alle quali ne sono seguite altre di risistemazione delle zone limitrofe. La terrazza, nel suo insieme, nonostante le circostanze ed il periodo in cui fu progettata, si può dire non abbia in alcun modo risentito delle influenze dell'architettura tipicamente fascista, richiamandosi piuttosto a quello stile Liberty al quale sono improntati gran parte del lungomare e dei quartieri residenziali della città.
Monumento a Ciano
Quello a Ciano non è proprio un monumento, non può essere dichiarato di interesse turistico, almeno non oggi, infatti è lasciato al degrado, si tratta solo di una struttura che in epoca fascista doveva essere un monumento, ma che poi con la fine del regime è stato abbandonato al fato.
Il monumento a Ciano è una torre incompiuta alta circa 17 m e fatta di granito grossolanamente lavorato, nel progetto era compresa una statua (anch'essa in granito), di Ciano alta 13 metri e un grosso faro a forma di fascio littorio che con la sua imponenza doveva accentuare la magnificenza del mausoleo che Benito Mussolini commissionò per il consuocero nella città natale di quest'ultimo. Attualmente la statua giace sull'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago della Maddalena, in Sardegna. Al centro del monumento si apre un portone di 5 m circa che porta in un brevissimo corridoio (3 metri circa) affiancato a destra da dei gradini in marmo bianco, che formavano una struttura a chiocciola. Ormai di questi gradini (che portano dalla base fino all'attuale sommità del monumento) si possono vedere solo dei resti, infatti tutti i gradini sono stati rotti, unica testimonianza rimasta sono dei pezzi murati ai lati del vano scale.A destra del corridoio si apre probabilmente il vano dell'ascensore. Anch'esso porta dalla base fino alla sommità. Il vano dell'ascensore presenta una semicirconferenza dalla parte dell'entrata oltre alla forma parallelepipeda che di solito hanno gli ascensori. Poco prima (1-1,5 m circa) dell'attuale cima del monumento, è presente uno stretto corridoio sormontato da una piccola volta, giacente incompiuto che se percorso porta nel vuoto. Questo corridoio è presente nel vano delle scale e in quello dell'ascensore, attualmente questi due corridoi non hanno punti di intersezione.
Frontalmente al portone d'ingresso è presente una volta alta quanto il monumento, al suo interno è possibile trovare delle colonne laterali e una massiccia infestazione da parte della vegetazione, tra cui anche un albero alto una decina di metri. Unico modo per arrivare in cima al monumento sono due scalinate (in pessimo stato e con alcuni gradini mancanti) esterne ai due lati del monumento. Il monumento viene utilizzato solo dalla Brigata Paracadutisti Folgore e dal Tuscania (carabinieri paracadutisti) per esercitazioni di discesa con la corda (infatti in cima alla volta e ai lati è possibile trovare degli occhielli di metallo in cui legare la corda, per calarsi nei vani dell'ascensore e delle scale e uno centrale per scendere frontalmente). Tuttavia le scalinate laterali sono una comoda via per arrivare nel bosco soprastante il monumento.Il monumento ormai in mano a writer armati di vernice spray, della magnificenza cui aspirarono gli ideatori, conserva solo il panorama, una veduta di Livorno affiancata dal mare con 3 isole dell'Arcipelago toscano (Capraia, Gorgona e l'Isola d'Elba) con la francese Corsica in lontananza.
Vernacolo
Il vernacolo livornese è fondamentalmente una variante del toscano nord-occidentale (parlato anche nelle province di Pisa e Lucca), ma se ne discosta per certi tratti tipici della pronuncia, i più appariscenti dei quali sono alcune vocali molto aperte e la /k/ singola intervocalica che viene completamente elisa (e non soltanto aspirata, come accade nella maggior parte delle parlate toscane), mentre quella doppia rimane tale. Per esempio la frase "la mia casa" diviene la mi' 'asa, mentre invece la frase "vado a casa" rimane tale perché nella pronuncia italiana la "c" è raddoppiata (vado a ccasa); anche in una frase come "Il cane abbaia" la "c" rimane integra perché non è intervocalica.
Del tutto peculiare è anche la frequente interiezione "dé", da non confondere col "deh" esortativo italiano, ormai desueto. Al contrario, il "dé" livornese è praticamente onnipresente, e può assumere un vasto spettro di significati, spesso decodificabili solo mediante l'intonazione. Assieme al "dé" spesso troviamo il termine "boia", che viene usato come esclamazione ("Boiadé").
Inoltre, il lessico contiene tracce (vocaboli e locuzioni) di alcune delle numerose lingue parlate dalle comunità ospitate da Livorno attraverso i secoli: ad esempio talvolta i piedi vengono detti "le fètte" parafrasando alla buona il vocabolo inglese "feet", tale iterpretazione deriva dal periodo della Seconda Guerra Mondiale, in quanto i soldati americani presenti a livorno utilizzavano l'inglese per parlare con i livornesi, conoscendo solo poche parole di italiano. Ad esempio, per dire "Hai i piedi grandi" si può sentir dire "C'hai dù fètte paiono zattere".Va anche notata la presenza, in seno alla numerosa presenza ebraica, del bagitto, ormai però relegato ai pochi che ne conservano ricordo.
Altra particolarità, stavolta retorica, è l'uso di una forma di ironia che consiste nell'uso di locuzioni iperboliche con una determinata intonazione, per significare l'esatto opposto: ad esempio, "e sei parigino!", per intendere che l'interlocutore è tutt'altro che proveniente da Parigi (città dell'eleganza e del buon gusto per antonomasia).
Luoghi di culto
- Santuario di Montenero
Il colle di Montenero è meta di pellegrinaggi dalla prima metà del XIV secolo: secondo la tradizione, nel 1345 la Madonna sarebbe apparsa ad un pastore storpio. L'attuale santuario ha un impianto fondamentalmente settecentesco, e raccoglie una pittoresca serie di ex-voto. La Madonna di Montenero è la patrona della Toscana.
- Il Duomo
- Chiesa di S. Maria del Soccorso (vai al sito della Parrocchia)
- Chiesa S.Andrea
- La Sinagoga Ebraica
- Chiesa S.Giulia
- Chiesa S.Giovanni
- Chiesa di San Jacopo in Acquaviva
- Chiesa S.Benedetto
- Chiesa di San Ferdinando
- Chiesa Valdese
In stile neogotico, fu costruita intorno alla metà dell'Ottocento su progetto dell'architetto Rumball di Edimburgo e fu sede, fino ai primi anni del Novecento della chiesa Presbiteriana Scozzese. Al fine di non turbare il clero cattolico, fu imposto al progettista di realizzare un edificio simile ad un palazzo, comprendente anche gli alloggi pastorali.
- Chiesa del Luogo Pio
- Chiesa Sacro Cuore (Salesiani) (vai al sito dei Salesiani di Livorno)
- Chiesa di Santa Caterina
- Chiesa Anglicana
- Chiesa Olandese Alemanna
Ubicata lungo il Fosso Reale, fu costruita in stile neogotico tra il 1862 e il 1864 su progetto dell'architetto Dario Giacomelli. La facciata è ornata da tre rosoni e finestre bifore, mentre l'interno presenta un'aula a pianta rettangolare aperta da finestre ogivali e una tribuna posta sopra il vestibolo d'ingresso. La chiesa è da anni in stato di completo abbandono: nel Dopoguerra furono abbattuti i pinnacoli che davano slancio alla facciata e fu autorizzata la costruzione di un incombente palazzo moderno presso l'abside della stessa chiesa che compromise di fatto l'equilibrio del luogo. Malgrado il rifacimento del tetto, l'interno presenta continui e pericolosi distacchi di materiale. Il degrado della zona è accentuato dal crollo, avvenuto negli anni Novanta, del terrapieno del Fosso Reale, che non è stato completamente ripristinato ed è ancora lasciato in cemento armato facciavista. La chiesa è chiusa al pubblico.
- Chiesa S.Jacopo
- Chiesa dei Greci Uniti
- Chiesa S.Caterina
- Chiesa degli Armeni
- Chiesa Pietro e Paolo
L'Acquario
L'Acquario Comunale Diacinto Cestoni, situato nel Viale Italia, presso la Terrazza Mascagni, è intitolato al naturalista che tra il XVII ed il XVIII secolo abitò a Livorno. Fu prima costruito nel 1937 e di nuovo riedificato nel 1950 a causa dei danni subiti dai bombardamenti del 1943. Vi si trovano esemplari di ittioflora ed ittiofauna del Mar Mediterraneo. Oltre alle 18 vasche contenenti le specie caratteristiche della costa livornese, si trovano, al pianterreno, anche locali adibiti a sale conferenze. Al piano superiore si trova il Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed Ecologia Applicata, al quale fanno riferimento le università di Torino, Pisa, Firenze, Siena, Bologna e Modena. L'acquario comunale è attualmente chiuso per un completo restauro.
Le nostre proposte immobiliari a Livorno
- Cerca casa a Milano
- Appartamenti in vendita a Livorno
- Appartamento in affitto a Livorno
- Uffici in vendita a Livorno
- Uffici in affitto a Livorno
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto dalla voce di Wikipedia: "Italiana".


